Fra guglie dolomitiche alla deriva

Il rifugio Tribulaun fu costruito nel 1892 in una conca chiaramente modellata dall’azione glaciale sul versante sinistro della Val di Fleres, quello in cui appare evidente in tutta la forza dei suoi contrasti la zona di contatto tra l’antico basamento cristallino africano di rocce scure e la sovrapposizione della bianca roccia dolomitica, il resto di un distretto calcareo triassico un tempo molto piu esteso, e che è largamente scomparso parte per erosione meteoritica, parte forse per scivolamento della struttura verso settentrione. Ora questa struttura è splendidamente rappresentata dal massiccio del Tribulaun (articolato nei gruppi del Tribulaun di Fleres, di Obernberg e di Gschnitz, a seconda delle vallate su cui si affacciano), dalla bellissima guglia conica della Cappa D’Oro (2774 m) e, più a ovest, dalla Parete Bianca (3016 m.), che sembra proprio un cappuccio bianco di neve appoggiato sopra le rocce brune sottostanti.


Dal rifugio non si gode la vista su tutta la Val di Fleres, come dal Rifugio Cremona, ma l’imponente scenario delle ripide pareti dolomitiche ripaga ampiamente dalla chiusura dello sguardo verso orizzonti più sconfinati.

Al centro della conca scavata da un antico circo glaciale, la cui azione è riconoscibile nelle roccie allisciate e arrotondate che la circondano, si trova il suggestivo laghetto di Sanes (Sandsee), con al centro un isolotto; esso è stato formato dai detriti che d’inverno cadono sulla neve dalle falde rocciose soprastanti e che vengono traslocati dal ghiaccio fino al centro del laghetto. In questo bellissimo sito fu costruito il Rifugio Tribulaun (2369 m.) dalla Sezione del Ö.A.V. di Magdeburgo, che già aveva aperto all’alpinismo la valle di Fleres con la costruzione, qualche anno prima della Magdeburger Hütte.


Un piccolo suggestivo rifugio

Negli annali della sezione di Magdeburgo si legge che fu il parroco di Fleres di Dentro, Mantinger, a promuovere la costruzione di questo rifugio, principalmente con lo scopo di fornire un punto di appoggio che rendesse più agevole la salita della cima del Tribulaun (3096 m.).
E in effetti dalle statistiche si evince che la cima del Tribulaun, che dal 1874 al 1891 era stata scalata solo 23 volte, nel solo 1892, anno della costruzione fu scalata da 18 persone. Proprio perché concepito essenzialmente come punto d’appoggio per gli scalatori, il rifugio fu costruito in dimensioni modeste, 6,35 X 4,55 m. da Michl Kelderer nel 1892. 

Il rifugio concepito con gli stessi criteri della Magdeburger Hütte, cioè una struttura interamente lignea sopra uno zoccolo di pietra, consisteva di un vano principale di 4,52 X 4,15 m, con 7 letti dei quali 3 a branda e 4 a castello (due a due sovrapposti); inoltre c’era un altro piccolo vano chiuso con due letti sovrapposti, ed un vano- ingresso non chiuso come ricovero d’emergenza per persone disperse e cacciatori. La festosa inaugurazione avvenne il 5 agosto 1892, alla presenza di 31 ospiti di riguardo, tra cui 6 donne.
Nel 1894 la sezione di Magdeburgo provvide ad allestire il sentiero alto (oggi noto come Kleiner Pflerscher Höhenweg) che collega il Rifugio Tribulaun attraverso il Dente Alto e la Parete Bianca alla Magdeburger Hütte.
Purtroppo il rifugio ebbe ben presto a subire dei danni; siccome ci si poteva accedere anche da Gschnitz, il numero dei visitatori al rifugio crebbe continuamente e spesso essi trattavano l’edificio senza alcuna cura, servendosi senza pagare di bevande e di cibi in scatola e lasciavano il rifugio in condizioni vergognose. La sezione fu costretta così ad assumere un custode per la stagione estiva (il primo gestore fisso fu in seguito Johann Teißl).
Ma a quel punto fu necessario ampliare il rifugio con un prolungamento di 3 m sulla fronte ovest, ricavando sopra questo vano un solaio.
Nel 1907 sotto questa parte nuova fu ricavata una piccola cantina.
Per la parte ingrandita il Comune di Fleres chiese un affitto di 3 Kreuzer all’anno.
Sempre nel 1907 vene costruito un altro sentiero che, procedendo dal rifugio verso est girava intorno al piede meridionale del Tribulaun di Fleres e poi, attraverso la vallecola chiamata Schneetal (2657 m), dove giungeva un sentiero costruito dalla Sezione di Matrei. La realizzazione fu molto costosa, perché bisognò far saltare con l’esplosivo diversi costoni di roccia.

Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, come già era successo per il Rifugio Cremona, il CAI di Cremona dovette cedere anche il Rifugio Tribulaun alla sezione CAI appena nata a Vipiteno. Anche per questo rifugio si trattava di rimetterlo in funzione al più presto, cosa non facile, vista la mancanza di fondi della sezione appena costituitasi e considerando le condizioni precarie dell’edificio, come risulta da un verbale dettagliatissimo dell’ispezione condotta l’8.05.49 da due incaricati e della Commissione rifugi della Sezione di Bressanone.

Una volta avuta l’assicurazione che dalla sede centrale sarebbero arrivati dei finanziamenti sulla base del piano di ricostruzione dei rifugi in Alto Adige, la sezione di Vipiteno comincia ad accarezzare l’idea, come annuncia il Presidente Mario Bovo nella sua relazione del 1952, di ampliare questo rifugio, ormai troppo piccolo per le esigenze attuali. L’intenzione, spiega Bovo nella sua relazione è quella di fare una parte nuova in solida muratura rivestita interamente in legno, con una capacità ricettiva doppia dell’attuale, con una accogliente sala da pranzo.
Per la realizzazione del progetto, elaborato dal geometra Alchini, si dovette aspettare qualche anno, necessario per lo svolgimento di tutte le pratiche burocratiche e finanziarie.
I primi lavori di costruzione del nuovo corpo di fabbrica da accostare all’edificio originale iniziano già nel 1953, sotto la presidenza del presidente Dell’Antonio, ma devono essere sospesi per mancanza di fondi e riprendono solo nel 1956. I materiali vengono portati su da circa 100 muli del Gruppo Sondrio di Artiglieria da Montagna di Vipiteno, e vengono concessi dalle autorità militari otto soldati fissi (muratori e un capomastro) da luglio ai primi di novembre. Nel 1958 durante i lavori di costruzione, il rifugio viene in pratica gestito dai fratelli Bovo.
Il problema più grande stava sempre nel trasporto del materiale; essendo il sentiero nella parte alta innevato fino a tardi, non si potevano usare i muli a inizio stagione; in giugno, quando il sentiero cominciava ad essere praticabile, i muli servivano per le escursioni estive. Per questo motivo molto materiale deve essere portato a spalla dai portatori, con un aumento considerevole dei costi.
Il nuovo corpo di fabbrica aggiunto alla capanna originale si presenta con forme del tutto diverse da quelle a cui siamo abituati nella nostra zona, e sollevò e solleva tuttora diverse perplessità. 
La nuova costruzione fu realizzata in muratura e cemento armato, con tre piani sopra terra, con una balconata da cui si innalzano robuste travature oblique che vanno a sostenere la falda più breve del tetto.
L’inaugurazione ufficiale avvenne il 17 settembre 1961, sotto la presidenza del neoeletto Piero Rossi. Ma era destino che la Sezione di Vipiteno non potesse godere a lungo di questo rifugio, perché esso fu chiuso nel 1964 dalle autorità militari, in seguito agli attentati dinamitardi degli anni sessanta.
Fino ad allora era stato gestito da Daniel Eisendle. Quando finalmente il rifugio fu restituito la sezione di Vipiteno nel 1972 lo assegnò in gestione a Paul Eisendle, che lo ha gestito fino al 2000. Il rifugio è gestito oggi dalla figlia di Paul, Daniela, con Fabrizio, i quali hanno passato trentatre anni lei, e dodici lui al rifugio, collaborando prima con i genitori, e gestendo poi in proprio il rifugio con grande impegno e passione.
Da alcuni anni sono iniziati dei lavori di migliorie per adeguare il rifugio alle leggi vigenti riguardanti l’antincendio, la costruzione di una centralina idroelettrica e una teleferica, che sostituisce l’elicottero per il rifornimento del rifugio.

[Testo tratto dal libro "C.A.I. Vipiteno - i cinquant'anni della sezione" di Alberto Perini
Ed. CAI Vipiteno per concessione dell'autore]


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